Home  Chi siamo  Consulenza  Links

Mercati esteri   Diritto internazionale   Speciale tessile-calzature   Trasporti e logistica   Dogane   Fisco e contenzioso

CINA

Torna all'indice di questa sezione
Google
Web
euroinforma.it
diritto-internazionale.com
formazioneeuropa.org

Fonte: Centro Spedizionieri Doganali

 



INDICE

Quadro generale della Cina
Territorio e demografia
Situazione economica generale
Il commercio internazionale

Normativa doganale e regime delle importazioni
Regolamentazione delle importazioni
Documentazione richiesta
Zone franche

Investimenti stranieri

Il regime fiscale
Imposte indirette
Imposte sui profitti
Imposte dirette sulle persone fisiche




QUADRO GENERALE DELLA CINA

Territorio e demografia


La Repubblica Popolare Cinese, con una estensione di oltre 9 milioni e 600mila kmq, è la terza nazione al mondo per vastità dopo l'Unione Sovietica ed il Canada.
La Cina confina ad est con la Corea settentrionale, a nord con la Mongolia, a nord-est con l'Unione Sovietica, a nord-ovest con il Kazakistan, ad ovest con il Kirghizistan e l'Afghanistan, a sud-ovest con il Pakistan, l'India, il Nepal, il Buthan ed il Sikkim, ed infine a sud con la Birmania, il Laos ed il Vietnam. Ad est 5000 km di coste si affacciano sul Mar Giallo e sui Mari della Cina.
Il paese presenta una ricca varietà di regioni naturali: il 59% del territorio è costituito da montagne; il 31% da pianure,  di  cui  la  metà  fertilissime  e

l'altra metà desertiche; ed infine il 10% da colline.
Data la vasta estensione del territorio, il clima presenta forti disparità regionali essendo continentale a nord e sub-tropicale a sud.
La popolazione ammonta ad oltre 1 miliardo e 200 milioni di abitanti, con una densità di popolazione di 128,8 abitanti/kmq; più del 95% di essa è di razza Han, mentre il restante è costituito da 55 minoranze etniche. Il 79% dei cinesi vive nelle campagne, mentre solo il 20% circa nelle città.
La capitale della Repubblica Popolare Cinese è Pechino, e le altre città principali sono Shangai, Wuhan, Shenyang, Canton, Nanchino ed Hong Kong, solo di recente tornata a far parte della Cina.

torna all'indice



Situazione economica generale


A partire dal 1993 il governo cinese ha adottato la formula di una economia socialista di mercato, nell'ambito della quale è possibile distinguere tra imprese statali che operano sotto il controllo degli organi di governo, imprese collettive operanti sotto il controllo degli organi amministrativi locali, ed imprese a proprietà individuale.
L'agricoltura rappresenta uno dei settori portanti dell'economia cinese, occupando il 60% della popolazione attiva e contribuendo per il 20% alla formazione del prodotto interno lordo. Con una superficie coltivata pari al 10% dell'intero territorio, la Cina è uno dei maggiori produttori agricoli mondiali. Le coltivazioni principali sono i cereali, il cotone, la canna da zucchero ed il tè.
Il settore industriale, con una quota di contribuzione al PIL del 50%, è in fase di pieno sviluppo ed ammodernamento. L'industria manifatturiera genera circa l'88% della produzione industriale totale. All'interno del settore manifatturiero i principali comparti produttivi sono rappresentati da quello dei  macchinari  e  trasporti  (26% della


produzione), del tessile ed abbigliamento (14%), che costituisce uno dei pilastri della struttura industriale cinese, e degli alimentari (12%). In special modo, nel comparto del tessile-abbigliamento, la Cina è diventata il primo fornitore mondiale, grazie alla crescita regolare del settore registrata negli ultimi anni. L'industria è attualmente impegnata in una ristrutturazione messa in atto dal governo per una riforma del sistema di distribuzione ed un controllo dei prezzi più efficace, tale da ridurre le estreme fluttuazioni. Attualmente in Cina esistono circa 10 mila società straniere con un valore della produzione pari a circa 20 milioni di dollari, nonostante il trattamento meno favorevole riservato agli investimenti stranieri nel settore tessile, rispetto a quello degli investimenti nei settori tecnologici o informatici.
Ad ogni modo, la progressiva liberalizzazione dell'economia ed il sostanziale afflusso di capitali stranieri hanno determinato a tutt'oggi profonde trasformazioni in quasi tutti i comparti del settore industriale.

torna all'indice


Il commercio internazionale


Il commercio estero costituisce uno dei fattori determinanti dell'espansione economica della Cina, tanto che dal 1979 il paese ha adottato la cosiddetta politica della porta aperta, ovvero di progressiva integrazione con le economie del resto del mondo, ed in particolare con quelle occidentali, che le hanno consentito di registrare surplus commerciali crescenti nel corso degli ultimi anni.
Nel 2001, per la prima volta nella sua storia, il commercio estero della Repubblica Popolare Cinese ha raggiunto la soglia dei 500 miliardi di dollari Usa, con un aumento complessivo del 7,5%. Le esportazioni sono state pari a 266,16 miliardi di dollari, con una crescita del 6,98%; mentre le importazioni sono ammontate a 243,61 miliardi di dollari, con una crescita dell'8,2%. Il surplus commerciale ha registrato un valore pari a 22,45 miliardi di dollari, più contenuto rispetto a quello del 2000 (24,1 miliardi di dollari).
L'Unione Europea ha mantenuto il posto di terzo più grande partner del commercio con la Cina, con un valore dell'interscambio pari a 76,63 miliardi di dollari ed una crescita dell'11%. Dagli ultimi nove anni il Giappone è il principale partner commerciale della Cina, con un interscambio pari a 87,75 nel 2001, in crescita del 5,5%. Seguono Taiwan, Stati Uniti, Germania e Francia. Tra i prodotti importati vi sono apparecchi elettrici di precisione, prodotti chimici e fibre sintetiche, macchine ed apparecchi meccanici e metalli e prodotti di metallo. Per quanto riguarda le esportazioni i principali mercati di sbocco sono Usa, Hong    Kong,   Giappone   ed   i   paesi


dell'Europa Comunitaria, verso i quali si dirigono prodotti come gli apparecchi elettrici di precisione, i prodotti tessili, gli articoli di abbigliamento ed altri prodotti dell'industria manifatturiera. L'Unione Europea è al primo posto tra i mercati di sbocco della Cina per quanto riguarda i prodotti del tessile-abbigliamento, nonostante le numerose restrizioni imposte dal governo su tali prodotti.
Il commercio di prodotti del tessile-abbigliamento tra Cina e Unione Europea è regolato da due accordi bilaterali, secondo i quali le esportazioni dei prodotti tessili e della seta dalla Cina sono soggetti a limitazioni quantitative specificate negli accordi.
In particolare le importazioni ed esportazioni di prodotti tessili e di abbigliamento sono ancora gestite e controllate da agenzie statali che detengono il monopolio del commercio; l'importazione di prodotti tessili può essere effettuata solo attraverso la società governativa di commercio estero (FTC). L'esportazione di materie prime (cotone, seta) è soggetta al monopolio statale, la loro produzione severamente regolata e la vendita non può essere effettuata direttamente dai produttori, ma solo attraverso organismi statali. Inoltre esiste una forte disparità tra i prezzi applicati ad operatori cinesi ed operatori comunitari (sistema del doppio prezzo).
Tuttavia, in seguito all'accordo UE-Cina del 2000, l'esportazione di seta dalla Cina verrà liberalizzata e le aziende comunitarie potranno acquistare la materia prima direttamente dai produttori cinesi.

torna all'indice




NORMATIVA DOGANALE E REGIME DELLE IMPORTAZIONI

Regolamentazione delle importazioni

Qual è la disciplina delle importazioni in Cina? Esistono delle restrizioni alle importazioni?

L'autorità responsabile in materia doganale in Cina è la Customs General Administration, direttamente dipendente dal Consiglio di Stato, mentre la normativa vigente al riguardo è la Customs Law del 1987. In base a tale normativa al momento dell'arrivo nel territorio cinese la persona incaricata del trasporto delle merci ha l'obbligo di recarsi presso l'autorità doganale competente e presentare la licenza di importazione, oltreché tutta la documentazione prevista.
In teoria tutti i prodotti importati ed esportati in Cina sono soggetti ad ispezione da parte del China Commodity Inspection Bureau (CCIB). I prodotti venduti in Cina devono anche essere contrassegnati con il nome del prodotto e del produttore e relativo indirizzo, gli ingredienti e relative quantità, la data di produzione e di scadenza, le avvertenze, le istruzioni per il trasporto ed il magazzinaggio. Le operazioni di sdoganamento devono essere effettuate entro 14 giorni dall'entrata delle merci nel territorio cinese ed almeno 24 ore prima della loro uscita nel caso di esportazione. L'omessa        presentazione         della

dichiarazione doganale entro tre mesi dall'ingresso delle merci in Cina comporta la possibilita' per l'ufficio doganale di confiscare le stesse. Le licenze di importazione sono gestite dal Dipartimento di Commercio Estero del Ministero per il Commercio Estero e la Cooperazione Economica (MOFTEC) e gravano su tutti i prodotti provenienti dall'Unione Europea. Le liste dei prodotti soggetti a licenza sono frequentemente aggiornate sulla base delle priorità di politica commerciale.
In particolare è vietata l'importazione di prodotti meccanici ed elettronici usati, qualunque sia la valuta, le modalità ed i canali di importazione, ad eccezione dei prodotti che hanno ottenuto un'approvazione esplicita all'importazione da parte dell'Ufficio Nazionale dell'Importazione.
E' inoltre vietata l'importazione dall'Italia sia di carni suine e bovine e dei prodotti derivati, che del pellame grezzo di tali animali. L'importazione e l'esportazione di oro ed argento, gioielli e prodotti in tali metalli è soggetta ad approvazione della People's Bank of China, ma viene concessa solo in rarissimi casi.

torna all'indice

Quali sono i dazi applicati in Cina?

Dal 1992 la Cina adotta il sistema internazionale di classificazione e descrizione delle merci. Le tariffe vengono calcolate in base al valore CIF per le merci importate e FOB per quelle esportate. Alcune categorie di beni, come il materiale pubblicitario ed i campioni privi di valore commerciale, sono esenti da dazi; mentre beni, quali la merce danneggiata durante il trasporto o lo scarico o danneggiata da forza maggiore prima dello sdoganamento, possono essere esentati dai dazi a discrezionalità delle autorità competenti.
Le aliquote più basse dei dazi doganali di importazione, comprese tra il 2% ed il 150%, vengono applicate sui prodotti provenienti dai paesi con cui la Cina ha stipulato accordi preferenziali, quali l'Italia. Le aliquote medie invece, che a partire dal 1 gennaio 2002 sono state ridotte dal 15,3 al 12%, sono applicate alle merci provenienti da tutti gli altri paesi. Sempre a partire da tale data l'aliquota media dei dazi doganali sulle importazioni dei prodotti industriali è dell'11,6%, mentre quella sui prodotti dell'agricoltura, ad esclusione dei prodotti acquatici, è del 15,8%.
Il recente ingresso della Cina nella WTO ha determinato questo progressivo      abbassamento      delle

tariffe. Inoltre l'accordo firmato nel 2000 con l'Unione Europea ha dato avvio all'armonizzazione tra i dazi UE e quelli cinesi ed ha introdotto importanti novità nel settore tessile. In particolare è stato posto fine al monopolio statale relativo alle esportazioni della seta, sono state eliminate le contingenze e le licenze di importazione per i filati di lana e cotone e per i prodotti con filamenti sintetici e/o artificiali.
Per i prodotti agricoli l'accordo prevede la liberalizzazione dell'accesso sul mercato cinese di molti prodotti e riduzioni per prodotti come pasta, vino ed olive.
Oltre alle tariffe all'importazione, dal 1994 è in vigore l'Iva con aliquote pari al 13% o al 17%, sull'importazione dei seguenti beni: cibo e oli vegetali commestibili, acqua potabile, gas naturale, riscaldamento, carbone, petrolio, libri, quotidiani e riviste, mangimi, fertilizzanti chimici, pesticidi, macchine agricole.
Inoltre undici categorie di prodotti sono anche soggetti alla tassa sui consumi al momento dell'entrata in Cina con aliquote tra il 3% ed il 45%; si tratta di: sigarette, liquori, cosmetici, prodotti per capelli e per la pelle, gioielli, fuochi d'artificio, petrolio, gasolio, pneumatici, motocicli e piccoli veicoli a motore.

torna all'indice


Documentazione richiesta


I documenti idonei a provare la definitiva importazione della merce in Cina sono la dichiarazione doganale di importazione della Repubblica Popolare Cinese ed il modello unificato dello sdoganamento, che possono essere presentati alternativamente. In essi deve essere contenuta l'indicazione del pagamento dei dazi doganali, tutti gli elementi che possano far ricondurre il documento all'esportazione effettuata e devono essere timbrati e firmati dalla locale autorità doganale. I documenti possono essere prodotti in originale o in copia conforme.
Gli altri documenti che devono accompagnare la merce sono:
- fattura commerciale, redatta in inglese ed in tre copie, contenente tutti gli elementi previsti dalla legge;
- certificato   di  origine  rilasciato  dalla


Camera di Commercio;
- certificato sanitario per i prodotti alimentari, contenitori, utensili, animali vivi, loro carni e derivati e pelli grezze;
- certificato fitosanitario per piante e derivati, semi, cereali, soia, frutta e legname;
- certificato di analisi per prodotti farmaceutici, alimentari, bevande, cosmetici, tabacco, cotone, fibre chimiche, pelli;
- certificato di qualità, quantità, congruità prezzo, rilasciato dal Bureau of Commodity Inspection.
- documenti di trasporto via mare (polizza di carico, packing list, polizza assicurativa);
- documenti di trasporto via aerea (lettera di vettura aerea, packing list, polizza assicurativa).

torna all'indice


Zone franche


Le zone franche in Cina sono: Fujian, Shataojiao, Shantou, Xiamen, Dalian, Tianjin, Qingdao, Ningbo, Jiangsu, Shanghai, Fuzhou e Guangzhou.
Al fine di attirare gli investimenti stranieri, le autorità locali hanno altresì costituito delle Aree Economiche Speciali, caratterizzate da particolari esenzioni doganali ed agevolazioni fiscali, quali la riduzione dell'imposta sul reddito dal 33% al 15%.
Le aree economiche speciali si articolano in:
a)
"Special economic zones", che godono   di   regolamenti    speciali  per


favorire gli scambi con l'estero e prevedono agevolazioni agli investitori stranieri quali esenzione di dazi doganali o incentivi fiscali e facilitazioni nell'utilizzo di valuta straniera;
b) "Coastal open cities", che godono delle stesse agevolazioni previste per le Special economic zones;
c) "Coastal economic development zones",
d) "Inland economic development zones", che godono di speciali agevolazioni per incentivare lo sviluppo industriale.


Investimenti stranieri


Tra i paesi in via di sviluppo la Cina si trova al primo posto per quanto riguarda il flusso degli investimenti esteri, che negli ultimi anni è in costante aumento.
La materia degli investimenti stranieri è attualmente regolata dal "Foreign Investment Industrial Guidance Catalogue" e dalle "Directory of Foreign Investment Tentative Provisions" del 1995, i quali suddividono gli investimenti stranieri in incoraggiati, permessi, limitati o vietati.
Le forme previste per gli investimeni stranieri sono:
1. la società mista, per la cui costituzione è necessaria l'approvazione del MOFTEC e la registrazione presso l'ufficio SAIC. Per questo tipo di società la legge prevede


l'obbligo per il partner straniero di sottoscrivere una quota minima del 25% del capitale dell'impresa.
2. La società cooperativa o contrattuale, assimilabile alla precedente, sebbene più semplice e caratterizzata da maggiore flessibilità operativa e giuridica.
3. La società a capitale interamente straniero, prevista a condizione che la società risulti prevalentemente a vocazione all'export o impieghi tecnologie avanzate.
Le agevolazioni previste per gli investitori stranieri sono di varia natura, sebbene prevalentemente di carattere fiscale, mentre particolari agevolazioni esistono per le imprese che si insediano nelle aree economiche speciali.

torna all'indice


IL REGIME FISCALE

Imposte indirette


La normativa fiscale cinese è oggi alquanto complessa, poichè non esiste un testo, un corpo unico o un codice comprendente tutte le norme fiscali, ma varie leggi che prevedono diversi tipi di imposte e tasse.
In seguito alla riforma del 1994, tutte le imprese sono soggette alla tassazione sul giro di affari (Turnover Tax), suddivisa in:
a. Imposta sul valore aggiunto, che grava sul fatturato derivante dalla vendita ed  importazione di beni o dalla


prestazione di servizi con un'aliquota del 17% sulla maggior parte dei beni o del 13% su limitate categorie di beni, quali i prodotti agricoli;
b. Consumption tax, applicata con aliquote spesso molto elevate sulla produzione ed importazione di alcune categorie di beni, come alcolici, tabacchi e veicoli;
c. Business tax, applicata alla fornitura di servizi ed alla vendita di proprietà immobiliari con aliquote variabili dal 3% al 20%.

torna all'indice


Imposte sui profitti


L'imposta gravante sui profitti societari è ad aliquota unica pari al 33% (30% più l'imposta locale del 3%) e viene calcolata sul reddito netto complessivo ottenuto dalla società, dedotti i costi, le spese di gestione, gli ammortamenti e le perdite pregresse.
In base alla legge sull’Income Tax delle Foreign Funded Enterprises (FFE), anche tutte le imprese a capitale straniero sono soggette al pagamento di una tassa sui redditi pari al 33%. Secondo tale legge, sono considerate straniere le imprese con capitale straniero che abbiano costituito delle filiali o svolgano attività nella Repubblica Popolare Cinese o che, pur non avendo costituito filiali e non svolgendo attività, ottengano dei profitti, interessi su prestiti, rendite o royalties in Cina.


I regolamenti attuativi della Income Tax Law stabiliscono tre formule diverse per il calcolo del reddito di una impresa, sulla base del tipo di attività condotta (produzione, commercio, servizi).
Sono poi previste delle agevolazioni per le imprese con investimento straniero localizzate su tutto il territorio cinese ed imprese localizzate nelle zone di sviluppo, per le quali la Income Tax è fissata con un'aliquota del 15% ed una riduzione del 10% se trattasi di aziende export oriented.
Si tratta comunque di agevolazioni in via di progressiva eliminazione, dal momento che il governo intende garantire le stesse condizioni di operatività sul mercato sia alle società a capitale straniero che alle società a capitale interamente cinese.

torna all'indice


Imposte dirette sulle persone fisiche


Sono soggette all'imposta sul reddito individuale tutte le persone fisiche residenti in Cina ed i cittadini stranieri che risiedono in Cina per più di 90 giorni (183 per i cittadini italiani e di un'altra trentina di paesi). Per i cittadini stranieri viene tassato il solo reddito prodotto in Cina, mentre il reddito dei cittadini cinesi è tassato indipendentemente dal luogo in cui è prodotto.
L'aliquota applicata è un'aliquota progressiva compresa tra il 5% per i redditi non superiori ai 500 yuan mensili ed il 45% per i redditi superiori ai 100 mila yuan mensili.


Il personale straniero è soggetto al pagamento dell'imposta sul reddito individuale con le stesse aliquote previste per i cittadini cinesi.
Sono previste varie deduzioni d'imposta ed un minimo non tassabile di 800 yuan. Tutti coloro che sono assoggettati all'imposta sul reddito individuale devono essere registrati presso l'ufficio delle imposte del luogo in cui risiedono.
L'anno fiscale cinese corrisponde a quello solare e le imposte devono essere pagate mensilmente dallo stesso contribuente o dal datore di lavoro mediante ritenuta d'imposta.

torna all'indice
  

©2004 AMIteam communication