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Fonte: Centro Spedizionieri Doganali

INDICE
Quadro
generale dell'India Territorio
e Demografia Situazione economica generale Il commercio
internazionale
Normativa doganale e regime delle
importazioni Regolamentazione
delle importazioni Documentazione richiesta Zone
franche Investimenti stranieri
Il regime
fiscale Imposta sul valore
aggiunto Imposte dirette sulle persone fisiche e giuridiche
QUADRO GENERALE
DELL'INDIA
Territorio e demografia

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Con una superficie complessiva di oltre 3 milioni
di kmq, l'India è il settimo paese al mondo per estensione.
Il paese confina a nord con la Cina, ad ovest con il Pakistan, a
nord-est con il Nepal e ad est con la Birmania. Lungo i 300 km
della sua estensione longitudinale il territorio si suddivide in
tre zone fondamentali: la barriera montuosa dell'Himalaya, che si
estende lungo i confini settentrionali dell'intero subcontinente
indiano; la zona intermedia, una tra le regioni più
densamente popolate del mondo, suddivisa tra India, Pakistan e
Bangladesh, comprendente le pianure alluvionali formate dal fiume
Gange; ed infine la parte peninsulare del Deccan, protesa
sull'Oceano Indiano, che ha la parte più coltivata e
popolata lungo le rive del Golfo del Bengala.
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Circa un quarto di tale territorio è
coperto da foreste. Il clima è caratterizzato da tre
stagioni: quella calda, che inizia nelle pianure nel mese di
febbraio; la stagione umida, che va da fine maggio ad ottobre con
i monsoni nella zona sud del paese; e la stagione fresca con meno
piogge e temperature meno calde che inizia ad ottobre. L'India,
con una popolazione che ammonta a un miliardo e 20 milioni di
abitanti ed una densità di popolazione di 274 abitanti/kmq,
è demograficamente il secondo paese al mondo dopo la
Cina. Il 76% della popolazione vive nelle zone rurali, mentre
la restante parte è addensata nei grandi centri urbani
della capitale Nuova Delhi, di Bombay e Calcutta.
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Situazione
economica generale
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L'India, nonostante un reddito pro-capite
piuttosto basso, si colloca oggi al decimo posto come potenza
industriale, grazie soprattutto alla varietà ed
all'abbondanza di risorse naturali e di manodopera qualificata. In
seguito al crollo nei primi anni 90 dell'economia sovietica, che
aveva rappresentato un punto di riferimento per l'India, il
governo del paese decise di mettere in atto una serie di riforme
per lanciare il paese verso un'economia di mercato. Il
programma di riforme strutturali riguardava essenzialmente
l'eliminazione delle disparità di trattamento tra le
imprese locali e quelle straniere; l'apertura agli investitori
privati di settori prima riservati allo Stato; l'introduzione
della flessibilità del tasso di cambio e della
convertibilità delle transazioni in conto corrente;
l'apertura del mercato ai capitali ed agli investitori
stranieri. Il nuovo corso, nonostante abbia prodotto senz'altro
risultati positivi, è tuttavia peggiorato a causa
dell'influsso negativo sull'economia indiana dei fatti dell'11
settembre, dellla recessione economica e del riacuirsi della crisi
con il Pakistan, che ha posto il paese in stato di guerra.
Nell'anno fiscale 2000-2001 il tasso di crescita del PIL, il tasso
medio dell'inflazione ed il commercio estero
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hanno subito una riduzione, a causa principalmente
della caduta dei prezzi dei prodotti petroliferi. Nonostante tali
aspetti negativi, l'economia indiana ha comunque dimostrato un
buon livello di elasticità rispetto all'aumento dei prezzi
del petrolio negli ultimi due anni. L'economia indiana
attualmente presenta un sufficiente grado di
diversificazione. L'agricoltura rappresenta uno dei settori di
punta del sistema economico indiano, contribuendo per circa un
terzo alla formazione del prodotto interno lordo ed impiegando i
due terzi della popolazione. Le coltivazioni principali sono
quelle del miglio, dello zucchero grezzo, del tè, del riso,
del grano, dei legumi, del cotone e delle spezie. Il paese è
inoltre ricco di essenze di ebanisteria e di bambù. Anche
l'allevamento riveste un ruolo di primo piano, grazie ai bovini,
utilizzati principalmente per la produzione di latte, e agli
ovini. Il settore industriale è in costante crescita e
contribuisce per circa il 30% alla formazione del PIL, impiegando
il 16% della popolazione attiva. I principali settori produttivi
sono quello della chimica, estrattivo minerario, metallurgico ed
il tessile ed abbigliamento, che rappresentano il 22% circa della
produzione industriale del paese.
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Il commercio
internazionale
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In seguito alle riforme avviate nel 1991 il
commercio con l'estero dell'India sta assumendo dimensioni sempre
più importanti. Tuttavia, nonostante le riforme di
liberalizzazione e di apertura nei confronti degli scambi
internazionali, le numerose restrizioni attivate dal governo allo
scopo di controllare il flusso dei beni importati costituiscono un
forte deterrente per il processo di apertura agli scambi con
l'estero. Nei primi mesi dell'anno fiscale 2001-2002 il
commercio estero ha subito quasi un crollo; nel solo mese di
ottobre 2001 la diminuzione delle esportazioni è stata del
7%, contro un incremento del 19% dello stesso mese dell'anno
precedente. Complessivamente la diminuzione delle esportazioni nei
primi mesi è stata del 3%, contro un incremento del 21%
dello stesso periodo dell'anno precedente. Le esportazioni sono
diminuite verso gli Usa del 15%, verso Hong Kong del 13%, del 16%
verso il Giappone, l'UE e la Russia; questi cinque paesi
rappresentano circa il 54% delle esportazioni indiane. Le
esportazioni di abbigliamento nel periodo aprile-agosto 2001 hanno
avuto un calo del 17%, contro un aumento del 27% dello stesso
periodo dell'anno precedente. Le importazioni nello
stesso periodo sono aumentate del 3%, contro l'aumento del 10,5%
dello stesso periodo dell'anno precedente; dovuto principalmente
alla caduta dei prezzi dei prodotti petroliferi. A seguito
della caduta delle esportazioni e dell'incremento delle
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importazioni, il deficit commerciale è passato da
4,5 miliardi di dollari del periodo aprile-agosto 2000 ai 6,2
miliardi di dollari dello stesso periodo del 2001. I principali
paesi fornitori dell'India sono gli Stati Uniti, da cui provengono
prodotti elettronici, macchine ed apparati meccanici, ed il Belgio
da cui provengono pietre preziose e semipreziose. Il terzo paese
fornitore per quanto riguarda il petrolio greggio ed i prodotti
petroliferi raffinati, è la Nigeria. Il secondo stato
europeo fornitore dell'India è la Gran Bretagna per quanto
riguarda le pietre preziose, oro, argento, macchine ed apparecchi
meccanici, seguito dalla Svizzera e dalla Germania. L'Italia si
colloca al 21° posto con macchine ed apparecchi meccanici,
macchine elettriche di precisione, metalli, prodotti in metallo e
prodotti chimici. Tra i paesi clienti dell'India al primo posto
vi sono gli Stati Uniti, verso i quali si dirigono gli articoli di
gioielleria e pietre preziose, abbigliamento, accessori in cotone
e prodotti in metallo, seguiti da Hong Kong per gli articoli di
gioielleria e pietre preziose. Il principale mercato di sbocco
europeo è la Gran Bretagna, specialmente per gli articoli
di abbigliamento e gli accessori in cotone. Tra gli altri paesi
clienti vi sono gli Emirati Arabi Uniti, la Germania, il Giappone
ed il Belgio. L'Italia si trova all'ottavo posto e verso di essa
sono diretti i minerali grezzi, pelle e prodotti in pelle, cotone
grezzo, abbigliamento e caffè.
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NORMATIVA DOGANALE
E REGIME DELLE IMPORTAZIONI
Regolamentazione delle
importazioni
Qual è il regime di importazione delle
merci in India? Quali sono i dazi doganali?
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L'autorità doganale preposta al controllo
delle importazioni di merci in India è il Central Board of
Accise and Customs. Le operazioni di sdoganamento sono
piuttosto lente e richiedono normalmente dai 20 ai 25 giorni.
Attualmente la politica economica indiana permette la libera
importazione di materie prime, componenti, beni di investimento e
prodotti di consumo sotto il regime della OGL (Open General
Licence), ad eccezione di una serie di prodotti indicati in una
lista negativa suddivisa in tre livelli: 1) lista dei prodotti
vietati: grasso animale, avorio grezzo; 2) lista dei prodotti
sottoposti a restrizione, di cui alcuni non sono importabili e per
altri è richiesta una licenza di importazione speciale:
elettronica per il grande pubblico, prodotti alimentari,
bigiotterie, prodotti di oreficeria, alcuni prodotti riservati all'industria indiana e
beni di consumo in genere; 3) prodotti strategici importabili
solo dai monopoli commerciali governativi soggetti ad approvazione
del Cabinet: kerosene, petrolio grezzo, ingredienti
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chimici,
alcune sementi e cereali. Sono comunque vietate le importazioni di prodotti
provenienti da Fiji e Iraq. L'India adotta il sistema
armonizzato di codificazione doganale delle merci. I dazi di
importazione sono applicati su quasi tutti i prodotti e
costituiscono la principale fonte di entrata per il governo. I
dazi applicati si suddividono in quattro categorie: 1) dazio di
base o standard, che è calcolato sul valore CIF ed
applicato ad valorem con quattro aliquote pari a 5%, 15%, 25% e
35%; 2) dazio antidumping, che costituisce una compensazione
per la perdita di entrate causata dall'importazione di beni simili
a quelli prodotti in India, ed è applicato ad valorem con
aliquota del 16%; 3) dazio speciale, pari al 10% del dazio
doganale di base. Non si applica su oro, argento, greggio,
petrolio e prodotti vincolati dalla OMC; 4) dazio speciale
addizionale, con aliquota pari al 4%, applicato alle merci
importate allo scopo di parificare l'imposizione con il diritto di
accisa gravante sui prodotti locali.
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Sono previsti
trattamenti preferenziali?
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L'India concede e riceve concessioni tariffarie
alle importazioni ed esportazioni di prodotti in quanto membro del
Sistema Globale di Preferenze Generalizzate, dell'accordo di
Bangkok e dell'Accordo Commerciale Preferenziale della SAARC, il
cui obiettivo è la realizzazione del libero scambio tra i
paesi dell'area entro il 2005. Le merci indiane inoltre godono
del sistema di preferenze generalizzate,
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ossia un trattamento tariffario preferenziale
alle importazioni nei mercati di Unione Europea, Stati Uniti,
Giappone, Nuova Zelanda, Australia, Canada, Svizzera,
Norvegia, Russia ecc. Trattandosi di uno schema unilaterale non
reciproco, l'India non è tenuta ad adottare lo stesso
trattamento preferenziale alle importazioni provenienti dai paesi
sviluppati.
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Qual è il
regime per la temporanea importazioni di merci?
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La temporanea importazione in esenzione da dazio
su materiali da esposizione destinati a mostre e fiere e destinati
alla successiva riesportazione è permessa per un periodo
massimo di 6 mesi, dietro presentazione di un carnet ATA
rilasciato dalla camera di commercio della città
dell'esportatore. La fiera o mostra per cui i prodotti sono
temporaneamente importati deve essere approvata e sponsorizzata
dal ministero del commercio o dall'organizzazione per la
promozione
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del commercio indiana. I prodotti
temporaneamente importati per mostre o fiere possono essere
venduti senza licenza se la vendita avviene entro il periodo
permesso per la riesportazione e previo pagamento dei dazi
doganali. Sono altresì permesse le importazioni senza
licenza di tè non superiore a 2 mila rupie a partita e di
campioni tecnici e commerciali per un valore inferiore a 100 mila
rupie a partita ad esclusione di semi vegetali, api e nuovi
medicinali.
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Documentazione
richiesta
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I documenti necessari all'importazione delle
merci in India sono: - fattura commerciale in duplice copia; -
certificato di origine emesso dalla Camera di Commercio; -
certificato sanitario per prodotti alimentari; - certificato
fitosanitario per prodotti vegetali;
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- certificato di analisi per prodotti chimici
e farmaceutici; - certificato di qualità e congruità
del prezzo; - certificato di qualità SGS se richiesto
dall'importatore; - documento di trasporto (polizza di carico
in triplice copia, polizza di carico aerea in triplice copia).
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Zone franche
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Attualmente in India esistono sette zone franche,
create per la promozione delle esportazioni e la creazione di
opportunità di investimento. Tali zone sono: Kandla,
Santa Cruz, Falta, Madras, Noida, Cochin e Vishakhapatnam. Si
tratta di zone separate dall'area tariffaria interna da barriere
fiscali, libere da dazi ed internazionalmente competitive
per produzioni destinate all'esportazione a basso costo. Si
caratterizzano per gli elevati standard nei servizi offerti agli
imprenditori, quali infrastrutture ed attrezzature adeguate,
capannoni industriali, strade, energia, fornitura e smaltimento di
acqua, sdoganamento merci. La costituzione delle zone franche è
permessa sia a società locali che estere.
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Le agevolazioni previste per le attività
insediate nelle zone franche riguardano la possibilità di
partecipazione straniera fino al 100%, possibilità di
rimpatrio dei profitti proporzionalmente al capitale investito ed
ai profitti realizzati, libera importazione di capitale
immobilizzato, materie prime e componenti, esenzione da imposte
sui consumi ed imposte centrali e riduzione su imposte locali,
esenzione fiscale per i primi 10 anni. Per favorire le
esportazioni delle attività manifatturiere e commerciali
sono altresì state create delle zone economiche speciali,
considerate al di fuori del territorio doganale del paese, in cui
le unità produttive non sono soggette ad addizione di
valore, obblighi di esportazione, norme sugli scarti di materie
prime.
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Investimenti
stranieri
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La politica di riforme avviata dal governo
indiano nel 1991 ha introdotto importanti novità relative
alla liberalizzazione degli investimenti sia interni che esteri e
alla promozione di interventi in aree strategiche per l'economia
indiana. La legislazione indiana prevede tre
tipologie di settori per l'investimento diretto: - 35 settori
ad alta priorità per l'investimento, tra cui quello
energetico, le telecomunicazioni, l'agroalimentare, i componenti
elettrici ed il software, la chimica, i macchinari industriali ed
i trasporti; - 6 settori riservati allo stato: 1) armi,
munizioni, equipaggiamento militare, aerei e navi da
combattimento, 2) energia atomica, 3) carbone e lignite, 4) oli
minerali, 5) minerali specificati nello Schedule to the Atomic
Order, 6) trasporto ferroviario; - 15 settori riservati alle
piccole imprese, tra cui l'agroalimentare, il tessile, la
lavorazione del legno, carta, pelle, gomma e
plastica. L'approvazione del progetto di investimento è
automatica per investimenti con partecipazione straniera tra il
50% ed il 74% nei settori previsti dalla lista ufficiale.
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Per le società commerciali il tetto è
del 51% e per tutte le altre proposte è richiesta
l'approvazione del governo. Per investimenti superiori a 6
miliardi di rupie è necessaria l'approvazione del comitato
di gabinetto sugli investimenti esteri. In ogni caso viene data
priorità alla valutazione di proposte relative ad
investimenti nei settori delle infrastrutture, dei prodotti
esportabili, ai progetti con forte impatto occupazionale e
sociale, progetti nel settore agricolo e progetti che implichino
introduzione di tecnologia o capitali. La proprietà
straniera al 100% è consentita ad imprese export-oriented e
ad imprese localizzate nelle zone franche ed in parchi tecnologici
con attività nei comparti elettronici, software ed
hardware. Le agevolazioni a favore degli investimenti esteri
sono prevalentemente di natura fiscale, mentre particolari
agevolazioni, quali esenzione fiscale per 5 esercizi sui primi
otto a condizione che l'impresa esporti almeno il 75% della
produzione, sono previste per le imprese che si insediano
nelle zone franche.
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IL REGIME
FISCALE
Imposta sul valore aggiunto
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Il 1 aprile 2001 avrebbe dovuto entrare in
vigore l'imposta sul valore aggiunto statale, da coordinare con
l'imposta sul valore aggiunto riscossa a livello centrale
(CENVAT), la cui
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aliquota è attualmente pari al 16% ad
valorem, ma l'adeguamento delle normative statali non è
ancora stato completato.
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Imposte dirette
sulle persone fisiche e giuridiche
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In India esiste un'unica legge relativa
all'imposizione sul reddito, la Income Tax Act del 1961. I
redditi imponibili sono costituiti da salari, redditi da proprietà
immobiliari, profitti e guadagni da attività o professioni,
redditi di capitale e redditi da altre fonti. Il reddito
imponibile viene calcolato sottraendo il deducibile e l'imposta
anticipata va pagata entro una data stabilita sulla base dello
status del contribuente. Il criterio di imponibilità è
dato dalla residenza del soggetto passivo d'imposta. Ai fini
fiscali una persona fisica è residente in India quando sia
presente nel paese per 182 giorni in un anno fiscale o quando sia
presente in India per 60 giorni o più in un anno fiscale e
sia stata presente per 365 giorni o più nei 4 anni
fiscali precedenti. Una società indiana o straniera è
considerata residente in India se la gestione ed il controllo
avvengono interamente in India; è invece considerata non
residente se la gestione o il controllo della stessa
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avvengono anche parzialmente fuori
dall'India. Alle persone fisiche residenti vengono applicate le
seguenti aliquote: 10% per redditi da 50.000 a 60.000 rupie; 20%
per redditi da 60.001 a 150.000 rupie; 30% per redditi oltre
150.000 rupie. I contribuenti sono tenuti a presentare la
dichiarazione dei redditi ogni anno e l'imposta sul reddito
individuale deve essere pagata in anticipo in tre rate successive
entro date stabilite. Per le società l'anno fiscale
termina il 31 marzo e l'imposta viene applicata con aliquote del
45% per le società nazionali, del 48% per le società
straniere con redditi diversi da royalties e pagamenti per servizi
tecnici, e 20% per le società straniere sui redditi
derivanti da dividendi, royalties, pagamenti per servizi tecnici,
interessi e redditi derivanti da fondi comuni di investimento
acquistati in valuta. L'imposta sulle società va pagata
in anticipo per ogni anno fiscale in quattro rate successive.
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